Adunanza Plenaria: il termine per l’actio iudicati è prescrizionale e può essere interrotto in via stragiudiziale

L’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato, con sentenza del 4 dicembre 2020, sposando le tesi difensive sostenute dai ricorrenti per l’ottemperanza, assistiti dall’Avvocato Andrea Scuderi, coadiuvato dall’Avvocato Simona Santoro e dal Dottor Francesco Giuseppe Marino, ha affermato importanti principi in tema di tutela del cittadino nei confronti della Pubblica Amministrazione, ribadendo la natura prescrizionale del termine decennale previsto dall’articolo 114 c.p.a. per l’ottemperanza di una sentenza passata in giudicato (c.d. actio iudicati).

I giudici di Palazzo Spada in particolare, pronunciandosi con funzione nomofilattica, nel respingere le perplessità sollevate dal Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana in sede di rimessione con l’ordinanza n. 466 del 25 giugno 2020,  hanno enunciato il seguente principio di diritto “Il termine decennale previsto dall’art. 114, comma 1, del c.p.a. in ogni caso può essere interrotto anche con un atto stragiudiziale volto a conseguire quanto spetta in base al giudicato”.

L’Adunanza Plenaria ha ribadito che il legislatore, con l’introduzione dell’articolo 114, comma 1 del codice del processo amministrativo, ha ritenuto di risolvere ogni eventuale contrasto precedentemente sorto, stabilendo che il termine decennale per l’actio iudicati ha carattere prescrizionale e pertanto può essere interrotto anche mediante atti stragiudiziali, non rilevando sotto tale profilo quale sia la posizione soggettiva (interesse legittimo o diritto soggettivo) di cui si chieda tutela al giudice dell’ottemperanza.

Tale pronuncia ha riaffermato i principi sottesi all’articolo 1 del codice del processo amministrativo (“la giurisdizione amministrativa assicura una tutela piena ed effettiva secondo i principi della Costituzione e del diritto europeo”), sui quali poggia la regola per la quale in ogni caso chi abbia ottenuto un giudicato favorevole possa sollecitare l’esecuzione dell’Amministrazione soccombente anche in via stragiudiziale, con la conseguente interruzione del termine di proposizione dell’azione giudiziale.

Quale ultimo appunto, è indispensabile rilevare che la sentenza ha riconosciuto la volontà del legislatore di porre, per la proposizione del ricorso d’ottemperanza, regole unitarie sia ai diritti che agli interessi: ubi lex non distinguit, nec nos distinguere debemus. Tale scelta conferma che entrambi godono di pari dignità e di una tutela piena ed effettiva secondo i principi della Costituzione e del diritto europeo, ai sensi degli articoli 24 e 103 della Costituzione.

Per ricevere ulteriori informazioni o una consulenza al riguardo, è possibile contattarci alle e-mail personali dell’Avvocato Andrea Scuderi (andreascuderi@mondolegale.it), dell’Avvocato Simona Santoro (simonasantoro@mondolegale.it) e del Dottor Francesco Marino (francescomarino@mondolegale.it).

image_print